ok lo ammetto, di podcast ce ne sono troppi. Ce ne sono sull’alimentazione, sulla crescita personale, sul come-diventare-ricchi-in-sette-mosse e probabilmente anche sul corretto modo di piegare i calzini.

E io, con grande senso di responsabilità civica, ho deciso di aggiungerne un’altro.

E’ su Spotify, otto episodi per ora, perché evidentemente non mi bastava averlo scritto, pubblicato e trasformato in audiolibro. Dovevo anche parlarne ad alta voce. Con me stesso. Nel microfono. Come fanno i matti, e pure con la sigla.


Perché l’ho fatto? Perché il romanzo parla di cose che mi stanno a cuore in modo quasi patologico: l’intelligenza artificiale, l’etica della tecnologia, il confine sempre più sfumato tra coscienza e simulazione. Cose che negli anni 70 in cui è partita la storia — sembravano fantascienza, e che oggi sono semplicemente realtà con qualche bug ancora da correggere.

Il podcast segue la storia capitolo per capitolo, ma si ferma dove il romanzo lascia spazio: sulle domande. Quelle sull’etica dell’IA, sul libero arbitrio in sistemi che ci sopravanzano, sulla tecnologia come specchio di chi la costruisce. Cose serie, insomma. Trattate con il rispetto che meritano e una quantità non trascurabile di digressioni.

Se non hai voglia di ascoltare un altro podcast, lo capisco perfettamente. Ma se ti interessa la fantascienza come strumento per pensare il presente — non come evasione, ma come lente — forse vale la mezz’ora.

Trovate tutto su Spotify, cercando Rumore:77. E se non vi piace, potete recensirlo male. Anche quello è partecipazione.