Ci ho messo quasi tre anni a scrivere Rumore:77.
E solo dopo mi sono accorto di una cosa: per tutto quel tempo, senza volerlo, avevo in mente una sceneggiatura.Non perché io volessi “fare cinema” su carta.
Semplicemente perché consumo più film e serie tv che libri, e quella grammatica mi è rimasta addosso: ritmo, inquadrature mentali, tagli, silenzi, dettagli che diventano indizi.E qui arriva la scelta che può sembrare strana, oggi.
Non volevo un romanzo che urla subito “succede qualcosa”.
Volevo tensione a bassa voce. Quella che non ti spinge a correre, ma a guardare meglio.

Siamo bravissimi a raccontare l’emergenza.
Molto meno bravi a raccontare la gestione dell’emergenza.
E spesso è lì che si decide tutto.

Se ti va di capire che effetto fa un thriller che non alza la voce, l’estratto è qui: [link]