C’è un equivoco: se metti scienza in un romanzo, devi fare il professore. No. Non sono un professore e non ho scritto Rumore:77 per dare una lezione. L’ho scritto per far sentire che certe idee non sono decorative, sono pericolose.
Pericolose in un senso semplice: se sono vere, cambiano i comportamenti. Cambiano gli investimenti. Cambiano le priorità. Cambiano la libertà. Quello che mi interessa è il momento in cui un dato passa da essere “curiosità” a essere “problema”. È un momento politico, prima ancora che tecnico. Perché da quel punto in poi non decidi più solo come misurare. Decidi cosa comunicare, cosa nascondere, cosa rimandare, cosa sacrificare.
E la mia polemica verso un certo stile contemporaneo è qui: spesso si salta questa parte. Si corre subito al momento spettacolare. Quando la stanza è silenziosa e qualcuno dice: “Se questa cosa regge, cambia tutto”.Quella frase, per me, vale più di cento esplosioni, che per carità, fanno sempre la loro sporca figura.


