Lo so che sembra paradossale: scrivi un romanzo e poi non vuoi riassumerlo. Ma è una scelta precisa.
Oggi i libri vengono spesso venduti come prodotti a scaffale: “se ti è piaciuto X, allora amerai Y”. Sinossi come playlist, emozioni confezionate. E soprattutto spoiler indiretti: ti dicono già quale sarà il tono, la svolta, la destinazione.
Io non voglio farlo. Perché Rumore:77 è costruito su una domanda che deve lavorarti dentro piano. Se te la anticipo in forma “pubblicitaria”, la trasformo in slogan. E io detesto gli slogan.
Quindi sì, la mia piccola polemica è contro la cultura del riassunto. Contro l’idea che un libro debba essere “spiegabile” in venti secondi per essere degno. Alcune storie, se le riduci, le rompi.
Se ti fidi, ti do invece un assaggio: i primi capitoli. Senza promesse. Senza trailer. Solo voce e passo.

